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Lourdes


Mensile dell'OFTAL

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Intervista al nostro delegato vescovile
foto news

Un intervista a Don Tiziano Gubetta nostro delegato vescovile, per conoscere più da vicino lui ed il suo ruolo nell'Oftal.



Come hai conosciuto Lourdes? 

La mia prima conoscenza di Lourdes è avvenuta nell'anno 1980 quando avevo quindici anni e mi recai con i seminaristi della mia classe di seminario a Lourdes in pellegrinaggio. Pellegrinaggio offerto all'epoca dall’OFTAL di Novara per tutti i seminaristi del liceo. Fu un'esperienza molto bella anche perché era la prima volta che uscivo dall'Italia ed andavo in una città lontana da casa mia e soprattutto perché durante le celebrazioni si vedevano tantissime persone che pregavano assieme pur nella differenza delle loro lingue. Quella volta eravamo stati alloggiati presso la Cité Saint Pierre e dovevamo camminare avanti e indietro almeno quattro volte al giorno per raggiungere i Santuari.

In seguito andai a Lourdes numerose altre volte perché feci l'accompagnatore dei pellegrinaggi con i Pellegrinaggi Paolini, che attualmente non esistono più perché sono stati inglobati dalla Brevivet.

Qual è stata la prima esperienza con L'OFTAL?

Come ho già detto prima, la prima conoscenza con l’OFTAL avvenne nell'anno 1980 quando mi trovavo in Seminario a Novara alla fine della quarta ginnasio; successivamente ho conosciuto anche l'OFTAL di Albenga Imperia nell’anno 2000 quando mi trovavo come Diacono nella Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria di Andora e don Rinaldo mi propose di partecipare al pellegrinaggio interdiocesano del mese di ottobre. Da quell’anno per numerosi anni partecipai sempre al pellegrinaggio interdicesano di ottobre.

Cosa ti ha colpito?

Certamente una cosa che colpisce molto, e forse può anche sembrare strana, è l'organizzazione del pellegrinaggio che è sempre molto curata nei minimi particolari. Ognuno ha un suo posto e cerca di svolgere al meglio l’incarico ricevuto.

In cosa consiste il servizio come delegato vescovile?

Credo che già la parola stessa faccia comprendere quale sia il tipo di servizio. Il delegato vescovile in pratica è un rappresentante del vescovo presso
l'associazione e agisce a nome del vescovo soprattutto quando egli non può essere fisicamente presente.

Quel è il tuo approccio con la sofferenza?

Devo dire sinceramente che il mio approccio il mondo della sofferenza non è molto empatico, soprattutto perché fin da piccolo ho dovuto sperimentare nella mia famiglia e sulla mia pelle diverse situazioni di malattie che mi hanno segnato particolarmente, in particolare modo un incidente avvenuto a mio fratello che lo ha costretto a trascorrere moltissimo tempo in vari ospedali e il ricovero di mia mamma in ospedale quando io avevo diciassette anni. Devo riconoscere, in tutta sincerità, che ancor oggi faccio molta fatica ad andare a trovare gli ammalati negli ospedali e gli anziani nelle case di riposo e quando ci vado mi trattengo giusto il tempo indispensabile. Aldilà di questo capisco certamente l'importanza salvifica non solo della sofferenza vissuta in comunione alla Passione di Cristo ma anche dell'opera di misericordia che noi cristiani siamo chiamati ad esercitare
andando a visitare gli ammalati.